Tanto lavoro, pochi migranti: il decreto flussi non funziona. M5s: "Va rivisto"

Coperta poco più della metà delle 18mila offerte di lavoro da parte delle aziende, nonostante le domande presentate siano state 47mila. Sotto accusa i ritardi dell'ex ministro Salvini e della burocrazia

Le imprese (italiane) ne hanno chiesti 47mila solo per i lavori stagionali. L'ex ministro Matteo Salvini, dopo non pochi ritardi, ne aveva accordati 18mila. Ma alla fine, tra difetti di programmazione e lungaggini burocratiche, i migranti arrivati nelle campagne e nelle strutture turistiche italiane sono riusciti a coprire appena 10mila richieste. In altre parole, quasi la metà dei posti di lavoro sono rimasti vacanti. Anche perché le aziende non hanno trovato lavoratori italiani o comunitari sufficienti a coprire il fabbisogno di manodopera. Ecco perché il settore dell'agricoltura parla di flop del Decreto flussi 2019. E chiede che il sistema si rivisto.

“Il costo del lavoro nell'agricoltura italiana è fra i più alti in Europa, mentre lo stipendio medio dell’operaio è il più basso del Continente, con un cuneo fiscale determinato dal carico eccessivo di oneri sociali - dice Dino Scanavino, presidente della Cia-Agricoltori italiani - Questo ha determinato un calo della manodopera straniera comunitaria (Est Europa, soprattutto), che quest’anno non è stato compensato da quella extra-comunitaria, dopo il forte ritardo nella pubblicazione decreto flussi", lamenta.

L'accusa è all'ex capo del Viminale, il leader della Lega Salvini. Ma va detto anche che il Decreto flussi, strumento istituito per favorire l'immigrazione legale facendo incontrare domanda e offerta di lavoro soprattutto nel settore agricolo, non funziona da tempo. Tanto che adesso il Movimento 5 stelle propone di rivederlo. 

"Lo strumento va ripensato perché non riesce più a incrociare domanda e offerta - ammette Giuseppe Brescia, deputato M5s e presidente della commissione Affari costituzionali della Camera - Lo dimostrano i dati: fronte delle 18mila quote per lavoro stagionale sono state presentate 47mila domande, ma sono stati rilasciati meno di 10mila nulla osta. Per combattere lavoro nero e irregolari serve un confronto con le imprese e tutte le categorie produttive. Settori come il turismo e l'agricoltura ne hanno fortemente bisogno e chi chiede di essere regolarizzato non ruba certamente il lavoro agli italiani", dice. 

Il problema, denunciano i responsabili dei settori interessati, è che manca un'adeguata programmazione, come successo quest'anno con il ritardo nell'emanazione del decreto, e anche quando si programma in tempo, le lungaggini burocratiche rendono complesso l'ok al rilascio dei nulla osta. Nella maggior parte dei casi, le risposte degli uffici del Viminale arrivano quando ormai la raccolta o la stagione turistica è agli sgoccioli o è addirittura finita. Rendendo vana la disponibilità di manodopera, per l'appunto, stagionale. 

Per questo, i produttori spingono per rivedere il meccanismo. Tanto più che la richiesta di forza lavoro straniera aumenta. Nei giorni scorsi, ha fatto notizia la richiesta del comparto ortofrutticolo di Verona, che per il 2020 chiede ben 1.200 migranti. La stessa città finita agli onori della cronaca per i messaggi razzisti rivolti a Mario Balotelli durante la partita di calcio tra il Verona e il Brescia. 

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